[BES] Come approcciare dislessia e disgrafia + pratica abilitativa

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Di che disturbo si tratta?

I Disturbi specifici della lettura, scrittura, calcolo e comprensione costituiscono un disturbo di tipo qualitativo. Cosa significa? Significa che abbiamo a che fare con un disordine funzionale, non con un disturbo del linguaggio, ma con un disturbo neuromotorio.  Il risultato finale è che lo studente manifesterà delle difficoltà nell’esecuzione di alcuni tipi di azioni.

Il bambino non ha dunque un disturbo fonologico, ovvero di associazione suono-segno ma di processazione sequenziale di suoni, lettere, parole. Farà fatica a pronunciare parole lunghe, ad invertire lettere (il/li), a scrivere le lettere speculari (p, b, d, q), a scrivere i numeri nel modo corretto.

Il disturbo di cui si parla è pertanto integrato e coinvolge in vario modo dislessia, disgrafia, discalculia e altri disturbi non specificati.

Il disturbo ha a che fare con il leggere e scrivere parole, spesso i ragazzini tendono a scrivere singole lettere arrivando ad una scrittura fusionale (lettera + lettera o sillaba + sillaba), ovvero una non lettura e alla scrittura lettera per lettera, ovvero una non-scrittura.

Faccio bene a far leggere lettera per lettera?

No, eseguire questo tipo di azione ritarda la lettura e la scrittura, disperde automatismi e l’attenzione, si inibisce la predizione del testo, farlo è pertanto dannoso.

Faccio bene a far leggere i caratteri grandi?

No, perché rende più difficoltoso l’approccio globale alla parola e il lavoro da sinistra a destra mentre favorisce l’isolamento delle lettere, impedendo la predizione, rallentando la lettura, stancando.

Faccio bene a leggere o scrivere al posto dello studente?

Sostituirsi allo studente è dannoso, in quanto il mancato esercizio peggiora la funzione e l’organo. Non è dunque opportuno su un piano abilitativo, leggere al posto dell’allievo, far scrivere con una tastiera, far utilizzare la calcolatrice. Queste pratiche si sostituiscono allo studente, dovrebbero essere utilizzate soltanto all’interno di una progettazione educativa e didattica.
Alcuni esempi: utilizzo la calcolatrice per controllare se il risultato è corretto, in questo modo non mi affatico troppo. L’insegnante può leggere al posto dell’alunno la consegna per assicurarsi che l’esercitazione possa essere poi svolta nel modo corretto.

Il pensiero e la dislessia

Anche il nostro pensiero lavora per sequenze o successioni, pertanto le funzioni cognitive del dislessico possono mostrare disordine, disorganizzazione, lentezza o fretta. Lo scopo dell’educatore sarà dunque quello di favorire la fluidità, migliorare gli automatismi e le successioni. Si lavorerà sul pensiero lineare, reticolare, sulla logica, le espansioni, le similitudini e il pensiero produttivo.

Come posso migliorare il pensiero lineare?

Possiamo farlo partendo da due parole che lo studente utilizzerà per formulare rapidamente una frase di senso compiuto.

Es. Serpente-veleno: la frase formulata rapidamente potrebbe essere “il serpente ha iniettato il veleno sul braccio”.

Altre coppie: Latte-mucca, zaino-libri, sabbia-castello, pizza-pomodoro, televisore-cartoni.

Possiamo creare coppie formate da nome+contesto per rendere più difficile il compito.

Es. libri-biblioteca, piatti-cucina, barca-porto, trattore-campagna.

Lo stesso esercizio può essere svolto anche utilizzando 3 parole: es. Pinocchio-bugie-naso, pomodoro-mozzarella-dieta.

L’obiettivo è quello di migliorare la produzione di enunciati orali.

Esistono centinaia di altri esercizi che possono essere svolti dai bambini DSA per migliorare l’organizzazione del loro pensiero, se sei interessato all’argomento, puoi acquistare il libro intitolato: “Il pensiero – Le pratiche ecologico-dinamiche” edizioni Junior.

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