[BES] Il disagio scolastico e la collaborazione con le famiglie

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Il meno studiato

La terza area dei BES individuata nella normativa, è quella del disagio scolastico, senza dubbio la meno studiata in quanto non  necessariamente caratterizzata dalla diagnosi medica. Scopri quali sono le aree dello svantaggio scolastico secondo il D.M. del 27/12/2012?

Il concetto di “disagio” è vasto, pertanto è difficile da racchiudere all’interno di certi limiti o cercare di sistematizzarlo. Bisogna dire che esso non è immediatamente sinonimo di insuccesso scolastico però esiste una forte correlazione fra questi due fenomeni.

La spirale dell’insuccesso

Tutto inizia dal malessere psicologico nei confronti della propria esperienza scolastica, avere successo risulta problematico, si viene bocciati ed infine si abbandonano gli studi.

Il disagio assume molteplici forme che possono essere fra le più variegate: disturbo in classe, difficoltà di concentrazione, apatia, mancanza di motivazione, depressione, isolamento, accumulo di “gap” nei confronti  dell’apprendimento, si creano una serie di situazioni interne all’alunno che lo condurranno all’abbandono scolastico. Chi continuerebbe la scuola vivendo uno stato interiore del genere? Scopri quali tipi di BES esistono.

I contesti del disagio

Il disagio si manifesta all’interno di determinati contesti, quello socioculturale di provenienza e quello scolastico, i quali concorrono assieme nella creazione di dinamiche disfunzionali. Esistono tre tipi principali di disagio:

  1. socioeconomico,
  2. culturale,
  3. linguistico.

Abbiamo bisogno delle famiglie

Nel disagio scolastico, ancora più che in altri casi, è fondamentale estendere il setting pedagogico anche alle famiglie degli alunni, sia per condividere atteggiamenti e valori, sia perché altrimenti si rischia di vanificare qualsiasi intervento di personalizzazione dell’apprendimento.

Non sempre è facile districarsi fra le dinamiche relazionali famigliari, perciò nel prossimo articolo continuerò a parlare dello svantaggio scolastico scrivendo come muoversi nel “labirinto relazionale” che a volte può crearsi intorno a questo mondo, elencando le cose da “non” fare e le procedure di gestione del disagio.

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