L’educazione del cuore: l’amorevolezza a scuola

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Educare il cuore

Per parlare di educazione del cuore ho scelto un paragrafo del libro intitolato: “Il romanzo d’un maestro” di Edmondo De Amicis, paragrafo molto utile per ricostruire il ruolo e l’identità del maestro.

L’ho scelto in quanto lo ritengo portatore di un messaggio positivo che si rivolge universalmente a tutti coloro che in qualche modo si trovano coinvolti nei processi d’insegnamento-apprendimento.

Mi riferisco al messaggio dell’ “educazione morale” al quale il docente “si dedica tutto” e che dalla lettura del paragrafo sembra essere in determinati momenti addirittura utopico, tante sono le difficoltà con le quali l’insegnante si deve saper confrontare.

Il ruolo del maestro: educatore

Il ruolo del Ratti è pertanto quello di “educatore”, egli è qualcuno che vuol far fuoriuscire dai suoi alunni “la moralità” e noi sappiamo che la moralità alla quale si ispira il maestro è quella religiosa.

Oggi la scuola è laica ma questo a mio avviso non vuol dire che bisogna escludere la propria religiosità durante l’azione educativa scolastica, ritengo invece che sia un bene che ciascuno di noi faccia appello al proprio vissuto interiore, alle proprie risorse personali e alle proprie credenze, come fa il Ratti.

La retta via

Il maestro tenta in tutti i modi di portare sulla retta via i suoi alunni e lo fa con gli strumenti che ha in suo possesso, che la vita gli ha consegnato e tra questi uno su tutti spicca più degli altri, ovvero la sua amorevolezza.

E’ grazie a questa che lui riesce a scoprire le buone qualità dell’animo dei suoi alunni purtroppo spesso celate da una rozzezza esteriore; egli parla con il “linguaggio del cuore” (c’è qui un riferimento all’altro celebre libro di Edmondo De Amicis: “Il libro cuore”), ragiona con pazienza, necessita di “una disposizione di nervi e d’animo” e di “un certo stato di contentezza di sé e quasi d’ispirazione“.

L’amorevolezza a scuola

Leggere questo paragrafo è stato significativo in quanto i concetti dell’ “amorevolezza” e del “linguaggio del cuore” sono a mio avviso un pò trascurati durante l’iter formativo di un docente.

I bambini hanno bisogno di essere amati, molte loro problematiche derivano proprio da una mancanza di amore nelle loro case. Noi insegnanti non possiamo non tenere in considerazione questo elemento, sento spesso, giustamente, parlare di professionalità docente, ma poco di Amore.

Sarebbe auspicabile che alcuni esami universitari e corsi di formazione, suggeriscano modalità di azione e conoscenze sul “come amare un bambino”.

Tutti gli insegnanti dovrebbero essere degli ottimi “distributori di amore”.

Le difficoltà: da affrontare con professioanlità

Nel paragrafo si fa poi riferimento alle difficoltà incontrate da Ratti nel portare avanti il suo modo di essere, questo suo stile educativo amorevole che a volte si rivela però del tutto inefficace: “ogni sforzo ch’egli facesse sopra se stesso era inutile”.

Se anche tu ti trovi attualmente in questa situazione, può esserti utile leggere il mio articolo: “I consigli utili per ogni insegnante“.

Può succedere che a causa di eventuali malesseri fisici, piccole contrarietà o “pensieri malevoli” si perda il controllo della situazione e si smarrisca l’efficacia delle parole dolci e persuasive che vengono sostituite da richiami senza calore.

Il Ratti da buon maestro qual è capisce che il peggio non è tanto sciupare certe buone parole lì per lì, ma “sperderne l’efficacia per quell’altre occasioni in cui le avrebbe pronunicate con sentimento”. Hai mai pensato a come comunichi a scuola?

Un maestro infatti non deve fare solo i conti con le difficoltà provenienti dal mondo esterno (es. dalle sue classi) ma anche da evenutali difficoltà appartenenti al suo mondo interno, alle sue preoccupazioni o a suoi momentanei malesseri che possono rovinare alcune gioranate.

A mio avviso in questi momenti è bene cercare di mantenere il controllo e di svolgere magari delle attività che a noi risultano più piacevoli; so che non è bene trasportare i propri problemi all’interno dell’aula e per questo ritengo che in quelle giornate storte a cui fa cenno il Ratti si possa far fronte ricorrendo più al proprio lato professionale che a quello amorevole, in un certo qual modo credo che ciò possa ricondurci ad un comportamento generalmente corretto anche se magari non proprio degno di nota.

Le qualità del maestro

Il Ratti è un uomo paterno, un pò ingenuo e dotato di una tenerezza che lo contraddistingue in maniera inequivocabile; sappiamo che quest’ultima ha origine dalla sua infanzia in cui non mancarono bimbi affamati, percossi o torturati.

Ogni bambino che incontra gli ricorda uno di quei ragazzini sfortunati e “diventan per lui l’immagine dell’innocenza e della debolezza umana”.

Il Ratti è una persona che non può restare indifferente ad un futuro insegnante in quanto è un importante testimone di alcune qualità fondamentali di un buon maestro.

Dalla lettura del paragrafo si percepiscono distintamente: la sua “pazienza invitta”, il suo “perdono inesauribile” e la sua “dolcezza usata”, auspico a tutti noi docenti di essere validi testimoni delle stesse qualità.

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