Tutti gli insegnanti dovrebbero cercare di essere dei fiumi, non dico fiumi in piena, ma anche placidi, tranquilli, calmi corsi d’acqua, di quelli che sembrano fermi, ma in realtà non lo sono.

Maestra Larissa

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1) Gentile maestra Larissa intanto la ringrazio per aver accettato l’intervista e per avermi concesso un po’ del suo tempo prezioso. Ne approfitto subito per chiederle come mai questa scelta lavorativa. Perché ha deciso di fare l’insegnante?

Più vado indietro nei ricordi, più sono convinta di aver sempre voluto fare l’insegnante “da grande”. Probabilmente devo la cosa alle mie due bravissime maestre della scuola elementare, che mi hanno sempre fatto vivere il rapporto con l’istituzione scolastica in maniera positiva, piacevole e molto arricchente. E poi credo che, ad un certo punto della propria vita, tutti si rendano conto (o almeno dovrebbero) di quelli che sono i loro talenti e quelli che sono, al contrario, i loro limiti, di quello che amano fare e quello che non vorrebbero fare mai. Mi sono semplicemente accorta che mi piaceva – e mi riusciva molto bene – insegnare, narrare, trascorrere del tempo con i bambini. Credo che una delle chiavi per essere soddisfatti nella vita sia riuscire a fare ciò che ci piace e che ci viene bene, e io sono riuscita a farlo.

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2) Entriamo più nel merito della sua esperienza lavorativa, lei si confronta soprattutto con le tematiche dell’educazione bilinguistica e italiano L2, quali sono a suo avviso i consigli che si sente da condividere con gli altri insegnanti? Penso anche a chi si trova ad affrontare le criticità del bilinguismo per la prima volta.

Credo che dal punto di vista del bilinguismo e dell’Italiano L2 l’Italia non sia ancora preparata a gestire la realtà di bambini che non comunicano in Italiano come prima lingua o come unica lingua. La colpa non e’ dei docenti, semplicemente manca formazione, materiale, esperienza costruttiva in merito. Quando si incontra un bambino che parla fluentemente due o tre lingue, la reazione è molto spesso di stupore, ammirazione, curiosità. Il bambino bi o trilingue è una rarità, quasi un “oggetto” da museo. La mia realtà di vita in una comunità anglofona in cui la maggior parte delle persone non è anglofona come idioma principale mi ha fatto entrare in contatto con un mondo in cui i bambini sono TUTTI bilingui. I miei stessi figli sono completamente bilingui e comprendono senza problemi ben 3 lingue. Vivo in un zona degli Stati Uniti a forte immigrazione, noi stessi siamo una famiglia immigrata. I bambini imparano la lingua della famiglia e la lingua del Paese in cui vivono, se si lascia loro la possibilità di farlo, se li si espone, se li si incoraggia. Tante volte ho sentito insegnanti italiani che consigliavano ai genitori di bambini immigrati di parlare Italiano, e non la propria lingua, a casa, per aiutare il bambino ad apprendere il nuovo idioma. Credo che non ci sia nulla di più sbagliato! In questo modo si privano i bambini di un dono, quello del bilinguismo, che va ben oltre la conoscenza di due lingue, ma e’ un dono per il cervello, che impara ad essere flessibile, sviluppa una maggiore abilità di problem-solving, crea un maggior numero di sinapsi che in futuro saranno utilissime. Piuttosto che chiedere ai genitori di parlare una lingua diversa dalla loro in casa, bisognerebbe aiutarli a creare una rete di conoscenze, occasioni, possibilità, gruppi gioco, momenti organizzati, in cui i bambini abbiano la possibilità di parlare Italiano con altri bambini, creare situazioni comunicative costruttive e significative per loro, che incentivino e velocizzino l’apprendimento della nuova lingua. Non e’ una cosa impossibile, come dicevo lo vedo tutti i giorni succedere in maniera naturale. Si può fare.

3) Gentile collega, so che si occupa anche di condivisione e creazione di materiale didattico. Tra i tanti materiali da lei creati quali ritiene siano quelli riusciti meglio? Perché?

Il materiale che ho creato è tanto e talmente vario che proprio non saprei rispondere. Il mio sito offre una varietà di millecinquecento schede, o poco più, per cui la scelta è davvero difficile. Pensando al recente passato, negli scorsi due mesi ho lavorato ad alcuni materiali sulle emozioni e sulla loro gestione, che ho condiviso in Internet. Si trattava di materiali sull’empatia, la rabbia, l’amicizia, l’autocontrollo, le parolacce… Una delle cose più belle di questi lavori è che mi sono divertita a farli, il che secondo me è già una buona garanzia di qualità. Credo che siano materiali di alto livello, soprattutto perché vanno un po’ fuori dagli schemi. Vivendo quotidianamente la realà’ scolastica americana – soprattutto con la scuola dei miei figli – ho scoperto un modo nuovo e interessante di fare il mio mestiere, che, se integrato con le modalità “classiche” che ho sempre imparato e usato in Italia, può dare buoni risultati. In America tutto è più ludico, creativo, basato sul lavoro di gruppo, sull’esplorazione personale e sulla scoperta; personalmente credo che una didattica impostata SOLO in questo modo non sia completamente efficace, c’è bisogno anche di momenti più strutturati, non va accantonata totalmente la lezione frontale, è necessario lo spazio per la rielaborazione personale silenziosa e focalizzata, anche rigida, in qualche caso. Gli ultimi lavori che ho elaborato cercano di coniugare questi due approcci educativi, proponendo attività più esplorative, ed altre più strutturate nello stesso “pacchetto”, come lo chiamo io. E’ questo che secondo loro contribuisce a dare una marcia in più a questi ultimi elaborati.

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4) Parliamo un po’ della sua esperienza in rete… il suo portale online conta più di 24.000 insegnanti iscritti, la sua pagina facebook è arrivata ad oggi a 62.280 likes. Ci vuole svelare i segreti di un successo così eclatante?

Il successo del mio sito e, soprattutto, della mia pagina fb, stupisce me per prima. Volete sapere come è nato il sito? Insegnavo in Italia e mi piaceva creare materiale per i miei studenti. Ero bravina, ma imbranata, creavo file mostruosamente pesanti, che mi intasavano il pc. Ho la fortuna di avere un fratello informatico a cui, nel 2010, ho chiesto un aiuto per crearmi un archivio online in cui mettere tutto il mio lavoro per non averlo più sul computer, e cosi’ e’ nato www.maestralarissa.it. Molto semplicemente. Dal raccogliere al condividere in maniera gratuita il passo e’ stato breve e naturale. In fondo ho pensato che a qualcuno le mie schede sarebbero potute servire.

Anche la pagina fb è nata un po’ per caso, inizialmente per far conoscere il sito. Poco alla volta pero’ ha iniziato a camminare con le sue gambe e ora e’ ENORME! Il segreto? Non sono sicura di saperlo. Forse la gente vede la passione che ci metto, forse effettivamente i materiali e i link che propongo sono interessanti e utili, forse chi passa per la pagina sa di potersi fidare. Non saprei dire, di sicuro sono soddisfatta del punto a cui sono arrivata, anche se talvolta la cosa è più impegnativa di quello che potrei permettermi. Con una vita piena, due bambini piccoli ed essendo completamente da sola, il tempo per la pagina non e’ sempre tanto quanto vorrei.

5) Ho già avuto la fortuna di poter scambiare due parole con lei, in quell’occasione mi ha detto che nella sua didattica utilizza videoproiettori, presentazioni powerpoint, cd multimediali e siti in flash, insomma ha un bel da fare con le tecnologie pertanto le chiedo, secondo lei, che impatto hanno queste tecnologie a scuola? Che clima creano? Favoriscono l’apprendimento o no? Se si, di che tipo?

Le nuove tecnologie sono una realtà che esiste e che la scuola non può negare, sotto due aspetti: fruizione da parte dei bambini e utilizzo nella pratica didattica. Invece che lottare contro i nuovi mezzi informatici e tecnologici, io credo che si debba diventare loro alleati. I bambini sanno già usare un i-pad a 3 anni? Sfruttiamo questa loro conoscenza! Sanno navigare in Internet? Avere le capacita’ di usare un mezzo non significa saperlo padroneggiare, e il nostro ruolo è proprio quello: aiutarli a destreggiarsi nella realtà quotidiana che vivono, e che, che lo vogliamo o meno, comprende tutti gli aspetti tecnologici che in tante aule scolastiche ci si ostina a tenere fuori.

E vogliamo parlare dell’aiuto che le nuove tecnologie possono dare alla didattica? A proposito voglio citare un passo di Seymour Papert, uno studioso che amo moltissimo:

“Immaginiamo che un gruppo di medici e di insegnanti si un’altra epoca arrivino nel nostro mondo per vedere come sono cambiate le rispettive professioni nell’arco di un secolo. Entrando in una moderna sala operatoria, i medici resterebbero stupefatti. Individuerebbero forse l’organo oggetto dell’intervento, ma non riuscirebbero a capire quali siano gli scopi che si propone il chirurgo, né la funzione dei numerosi strumenti che il loro collega contemporaneo sta usando. I riti dell’antisepsi e dell’anestesia, i bip delle apparecchiature elettroniche e perfino la forte illuminazione della sala apparirebbero ai loro occhi del tutto misteriosi. Gli insegnanti di un’altra epoca reagirebbero invece in modo completamente diverso: noterebbero che alcune procedure sono state modificate e forse contesterebbero l’ efficacia dei cambiamenti, ma senza eccessive difficoltà potrebbero tenere lezione al posto del collega contemporaneo.”

Si parla tanto – ma non tanto quanto si dovrebbe – di intelligenze multiple, e le nuove tecnologie ci danno la possibilità di raggiungere e toccare quasi tutti gli stili educativi che i nostri studenti possono avere. Le immagini, i suoni, l’interattività danno possibilità fino a qualche decennio fa impensate. La vita dell’insegnante dovrebbe essere semplificata dagli strumenti tecnologici, non complicata, e quella dei ragazzi che ci sono affidati dovrebbe esserlo a sua volta di conseguenza! Il problema è che, anche qui come per il bilinguismo, manca un’alfabetizzazione di base dei docenti. E un’alfabetizzazione che sia piacevole, e non pesante e imposta. Mi ricordo corsi noiosissimi solo per imparare ad usare Power Point, che è un programma facilissimo. Tante parole, poca pratica, poco divertimento! Io ho imparato ad usare quel poco che uso (ed è veramente pochissimo, mio fratello informatico mi boccerebbe seduta stante a qualsiasi corso in materia) perché ho visto il suo lato divertente e utile. Ho scoperto le potenzialità delle nuove tecnologie e le ho usate per assecondare il mio lavoro, senza aver paura di farmene schiacciare.

6) Le nuove tecnologie pertanto influenzano la didattica la quale si sta trasformando in 2.0, diventando sempre più collaborativa, quali pensa che siano i vantaggi e gli svantaggi che derivano dell’utilizzo delle nuove tecnologie a scuola? Quali sono i rischi di un abuso di questa modalità didattica?

Un po’ come dicevo parlando del sistema americano, non i si può fossilizzare su un solo approccio, fosse anche un approccio tutt’altro che fossile come quello delle nuove tecnologie. Ho citato le intelligenze multiple. Proprio perché esse esistono, significa che bisogna variare gli stili educativi. C’è chi apprende meglio vedendo un filmato, interagendo con una schermata online, chi invece preferisce scrivere a mano per fissare le idee, chi legge un libro cartaceo per memorizzare, chi ha bisogno di ascoltare una spiegazione dell’insegnante. E’ la diversificazione che rende efficace l’intervento educativo.

7) La ringrazio di nuovo per la sua disponibilità e per aver condiviso con noi le sue esperienze. A questo punto mi piacerebbe concludere l’intervista con un aforisma sull’ insegnamento inventato da lei stessa. Uno spunto di riflessione in più per tutti noi insegnanti. Grazie ancora per tutto quello che ha fatto e continua a fare con impegno e passione maestra Larissa.

Riporto questo mio pensiero che ho elaborato qualche tempo fa e che credo sia verissimo:

Tutti gli insegnanti dovrebbero cercare di essere dei fiumi, non dico fiumi in piena, ma anche placidi, tranquilli, calmi corsi d’acqua, di quelli che sembrano fermi, ma in realtà non lo sono.

Grazie ancora.

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