16 pratiche per amare gli studenti

Come approcciare gli studenti?

Qualsiasi tipo di strategia didattica può fallire miseramente se prima di applicarla non riflettiamo bene sul come approcciare gli studenti. Lo ripeto, qualsiasi strategia didattica può fallire miseramente se prima non riflettiamo bene sul come approcciare gli studenti. Non esiste infatti insegnamento senza apprendimento, questo unico processo ci dà l’idea sia della sua complessità, sia dello stretto legame che si deve creare fra insegnante e studente.

La relazione e la consapevolezza educativa possono legittimare pienamente l’esperienza scolastica.

Nella mia esperienza scolastica, ho insegnato a bambini con problematiche comportamentali, bambini che vivevano la scuola quasi come una prigione, abituati ad essere relegati in una stanza al di fuori della classe, bambini che provocavano continuamente sia gli adulti che i compagni, che minacciavano di buttarsi dalla finestra, che scalciavano o che scappavano da scuola. Cosa fare in questi casi? Esiste un ingrediente molto efficace, l’amore. Il sale della relazione educativa, l’ingrediente che permette di vedere realmente i bisogni degli studenti. Grazie all’amore sono riuscito ad instaurare con questi alunni dei legami che mi hanno permesso di diventare per loro una figura di riferimento. A quel punto, anche l’alunno più indisciplinato, con situazioni familiari estremamente difficili, può iniziare un vero percorso scolastico.

Ricordiamoci sempre che siamo esseri umani, perfettibili e mai perfetti, non considerare la relazione umana nel processo educativo e d’insegnamento può portare a scoramenti, fallimenti e perdita delle nostre motivazioni.
Sappiamo cos’è l’amore?

Innanzitutto capiamo cosa non è. L’amore non è dire sempre di sì all’amato, non è rendergli la vita troppo facile, non è svolgere attività al suo posto, non è sperare che le cose cambino in meglio solo grazie agli eventi della vita, non è rispondere in modo scortese alle sue richieste o non rispondere affatto, non è trasmettergli le proprie paure, non è alzare le mani.

L’amore al contrario è creare un rapporto di fiducia con lo studente, anche mediante patti condivisi, stabilire insieme le regole, accogliere tutte le richieste che riteniamo utili al suo sviluppo, incentivare i comportamenti positivi anche con semplici gesti, una carezza, un sorriso o un elogio, scoraggiare i comportamenti che non ci piacciono utilizzando il confronto privato, sapendo perdonare e solo se necessario stabilendo delle “punizioni” (intese come privazioni di ciò che piace all’amato), l’amore è prescrivere degli obiettivi da conseguire pianificando giorno dopo giorno come raggiungerli, amare uno studente è vivere le seguenti pratiche.


〉Crescere una persona nella sua unicità

Cerchiamo di capire come approcciare gli studenti, ecco alcune buone pratiche da tenere sempre in considerazione e sulle quali riflettere

  • RIFLESSIONE. L’insegnante alla fine di ogni giornata dovrebbe cercare di capire cosa c’è da migliorare nel suo modo di fare scuola e cosa invece sta funzionando. Per farlo può essere utile riportare su un quaderno i propri pensieri.
  • PREGHIERA. Per gli insegnanti cristiani: pregare per i propri studenti, chiedere scusa a Dio se non abbiamo dato il nostro meglio o se abbiamo offeso in qualche modo qualcuno durante l’esercizio della nostra professione. Rendere grazie per il proprio lavoro e per tutte le persone che ci sono state affidate.
  • DOMANDE. Ricordarsi che ogni domanda è legittima, esse nascono dal desiderio di capire il mondo e se stessi. Esiste il diritto di “alzare la mano” per essere ascoltato. In questo articolo non tratterò l’argomento BAM (basta alzare le mani), altrimenti mi dilungherei troppo, se non ne avete sentito parlare prima d’ora vi consiglio di fare qualche ricerca online a riguardo.
  • RISPOSTE. Impegnarsi a trovare le risposte alle domande dei bambini, non censurare, non delegare ad altri ma costruire una cittadinanza responsabile attraverso l’educazione alla parola.
  • LIBERTA’. Scardinare ogni tipo di esclusione, privilegio e sopraffazione affinché ognuno possa crescere libero attraverso la disciplina e le regole. E’ la scuola del dialogo critico e trasformativo.
  • BENE COMUNE. Per vivere in una società migliore l’inclusione e l’integrazione devono essere la nostra bussola. Occorre prestare un’attenzione particolare nei confronti degli studenti che hanno difficoltà a scuola e a casa.
  • ACCOGLIENZA. Non bisogna mai dimenticare che il bambino in quanto essere umano, porta con sé dei carichi familiari che possono alterare la sua esperienza scolastica. Nel momento in cui lo studente varca la porta dell’aula è nostra responsabilità farlo stare al meglio. Io in situazioni particolari utilizzo lo “shift mentale” o spostamento mentale, in pratica cambio il focus dell’attenzione del bambino che magari si sta concentrando su pensieri negativi o tristi, spostandolo su esperienze per lui piacevoli. Spesso e volentieri nel giro di pochissimo tempo la situazione migliora molto, a quel punto posso affrontare la problematica mediante il dialogo, farlo prima, durante la crisi non lo consiglio.
  • TEMPO. Spessissimo si sente dire che “manca il tempo”, questo modo di fare scuola inevitabilmente crea ansie al docente e di riflesso anche sui soggetti che stanno apprendendo, ognuno ha i suoi tempi, pertanto occorre rallentare su alcuni aspetti cruciali.
  • COMPETENZA. Occorre valorizzare le competenze di ognuno e strutturare intenzionalmente spazi e tempi, anche la causalità va pensata.
  • CORPO. E’ auspicabile che l’esperienza scolastica parta dalla manipolazione dei saperi, “guardare e toccare sono cose da imparare”. Aggiungo anche il detto di Confucio “Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco”.
  • PIACERE. Occorre comunicare agli studenti il gusto profondo per la ricerca e l’apprendimento. Se noi stessi siamo i primi a non gustarci l’esperienza didattica, non potremo vivere giornate piacevoli a scuola, gli studenti avvertono più di quanto noi possiamo immaginare il nostro stato emotivo. Come fare per stare meglio a scuola? Bisogna imparare a pensare in positivo e focalizzarsi sulle soluzioni delle situazioni. Se vi capita spesso di fare pensieri negativi, vi consiglio di leggere il libro “Leader di te stesso” di Roberto Re e di applicare giorno dopo giorno i suoi contenuti.
  • DI PARTE. Da che parte stiamo? Dei programmi? Dei genitori? Dei dirigenti? Credo che in primo luogo sia giusto stare dalla parte degli studenti, combattere la fatica insieme a chi ha più difficoltà e stimolare in modo adeguato chi ha una spiccata intelligenza. Per stare dalla loro parte più che abituarli a dipendere dal giudizio altrui, occorre insegnare loro ad auto-valutarsi (è così che nasce l’auto-stima) costruendo insieme i criteri di valutazione e di miglioramento.
  • CURA. Vivere all’interno di una classe che sia anche bella ci aiuta ad apprendere meglio e con meno fatica, essere poi accolti da insegnanti che siano pronti a regalare dei bei sorrisi è ancor più importante di avere una bella aula. Per regalare sorrisi occorre stare bene con noi stessi, essere persone equilibrate e imparare l’arte della disciplina.
  • SPECIALE. Per riconoscere e rispondere ai diritti di personalizzazione di ciascuno occorre conoscere i propri studenti: i gusti, gli stili cognitivi, le preferenze, i punti di forza e di debolezza. Realizzare una scuola che non misura i bambini ma che è a loro misura.
  • VITA. Non affidiamoci a lezioni teoriche, decontestualizzate e fini a se stesse, ma realizziamo un processo culturale a cui gli individui partecipano, senza dimenticare di iniziare le lezioni dalle esperienze pregresse degli studenti.
  • CUORE. Ripetere ogni volta, per qualsiasi “cliente” gli stessi processi, porta spesso alla noia, al contrario la passione spinge ad esplorare territori inesplorati e giacché nell’insegnamento esistono moltissime strategie didattiche, diversi approcci e ci si confronta con la complessità dell’essere umano, è bene interiorizzare il fatto che l’intelligenza e l’apprendimento non funzionano se non si alimenta il cuore. Chi serve i bambini sente di servire lo spirito dell’uomo. Le emozioni ci saranno di aiuto.

» I contenuti dell’ articolo sono ripresi dalla prima parte del libro: “Si può fare” di Davide Tamagnini, riadattati allo scopo di incentivare l’utilizzo di buone pratiche a scuola.
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Francesco Valeriani

Creatore di questo sito, docente di sostegno in ruolo, ha conseguito la Laurea in Scienze della Formazione Primaria, la Specializzazione per il Sostegno e un Master in Tecnologie dell’Istruzione e dell’Apprendimento. Ha svolto l’incarico di Funzione Strumentale alle Nuove Tecnologie nell’a.s. 2014/2015, è un Animatore digitale certificato EIPASS.