Le 3 fasi della professionalità docente

Finalità generale: Migliorare noi stessi e la nostra società
Scopo particolare: Aumentare il proprio livello di professionalità
Obiettivo specifico: Essere consapevoli del proprio livello professionale

Introduzione: Perché essere professionali? 

Se stai pensando: “che domande… non perdiamo tempo con questi ragionamenti sterili” ecco, probabilmente questo articolo potrebbe esserti particolarmente utile, perché può mostrarti opportunità che attualmente non riesci a vedere a causa di alcuni ragionamenti limitanti che si sono installati nel tuo cervello magari per il tipo di educazione ricevuta, per i condizionamenti sociali e per le decisioni che hai preso fino ad oggi.

Insegno da 6 anni all’interno della scuola pubblica italiana ed ora posso affermare con certezza che avere cura della propria professionalità docente non è affatto scontato. Raramente si sentono insegnanti rendere grazie per la formazione ricevuta gratuitamente. Se insegni anche tu, forse ora stai pensando che quel corso che hai svolto tempo fa non ti interessava, è possibile e ti capisco, è successo anche a me di frequentare corsi “deliberati dal collegio docenti” ai quali avrei fatto a meno di partecipare, ma è anche vero che qualsiasi corso di formazione, se ascoltato con attenzione può portare ad un arricchimento e ad un miglioramento della nostra professionalità.

Quante volte gli alunni vengono obbligati ad ascoltare lezioni che in realtà a loro non interessano? Quante volte le lezioni sono proposte senza entusiasmo e senza una strategia didattica adeguata? Mettiamoci nei panni degli studenti per poter accendere in loro il fuoco educativo. E’ per loro che svolgiamo questo lavoro, siamo al loro servizio!


Migliorare la nostra professionalità permette di capire meglio i bambini, di rispondere in modo migliore alle loro richieste, di instaurare un clima positivo in classe, di diventare dei leader autorevoli e di conseguenza migliorare l’apprendimento.

Ecco perché è necessario aggiornarsi, se non la pensi così probabilmente è opportuno considerare seriamente di cambiare lavoro in quanto se si ha a che fare con l’essere umano, è bene rispettarlo e per rispettarlo occorre conoscerlo e fare il nostro meglio per lui.

La prima fase: professionalità inconsapevole

Ti è mai capitato di riflettere sulla tua professionalità? Su cosa ti riesce meglio a scuola e su cosa invece sarebbe opportuno lavorare?

Magari sei puntuale, prepari la lezione a casa, compili puntualmente il registro elettronico, partecipi a tutte le riunioni e questo è un bene, però riflettendoci, si capisce che questo è ciò a cui siamo tenuti, è tutto qui ciò che possiamo fare? Se credi che ciò sia sufficiente per ottenere buoni risultati, la tua professionalità è a mio avviso ancora ad un livello inconsapevole, c’è un mondo da scoprire che senza dubbio porterà entusiasmo al tuo modo di fare scuola, riuscirai ad essere fiduciosa e a fronteggiare le situazioni più ostiche.

La seconda fase: professionalità consapevole

In questa seconda fase l’insegnante pensa che ha ancora molto da imparare, ha capito che esistono moltissime strategie didattiche, sa che la lezione frontale è solo una delle tante opportunità per promuovere l’apprendimento a scuola. Sa inoltre quali siano i vantaggi e i limiti di ogni strategia, ha iniziato ad aggiornarsi volentieri, a frequentare corsi, ad acquistare libri di didattica, pedagogia e psicologia ma ancora non ha trasformato questo sapere in azione o magari ci sono stati alcuni rarissimi tentativi di utilizzare nuove strategie didattiche.

Se sei in questo stadio, capisco che non sia semplice muovere i primi passi in territori ancora inesplorati, magari hai provato a fare una lezione utilizzando il “Collaborative Learning” ed il risultato è stato un disastro, o almeno tu hai interpretato il lavoro svolto come un disastro e non hai più intenzione di riproporre lezioni simili. Ecco, occorre studiare bene e tanto, applicare con costanza, mettersi in gioco, essere disponibili al miglioramento, altrimenti potremo sempre proporre ore ed ore di lezione frontale e scaricare le colpe sui ragazzi quando perdono motivazioni o addirittura la voglia di andare a scuola.

Provocazione: Affideresti tuo figlio alle cure di un chirurgo sfiduciato, autoritario, che non si aggiorna, che utilizza un modo di operare di 50 anni fa e tecnologie oggi considerate obsolete, magari senza tener conto delle problematiche sanitarie relative al contesto sociale in cui vive?

Se la risposta è no, allora è opportuno entrare subito in azione. Occorre iniziare a sperimentare ciò che si è studiato e che si sta studiando. Hai ancora qualche resistenza? Concentrati sulle tue motivazioni, esse sono fondamentali.

Alcune domande da porsi ogni volta che si perdono le motivazioni:

– Perché ho scelto questo lavoro?
– Quanto bene posso fare ai miei alunni migliorando la mia didattica e il mio approccio relazionale?
– Quanto male posso fare a me stessa, alle persone a me vicine e ai bambini se continuerò a non aggiornarmi, a non migliorarmi, a non utilizzare le potenti armi che psicologi e pedagogisti mettono al mio servizio?

Spero che fra le tue risposte ci sia questa: “Mi voglio bene e voglio bene ai bambini pertanto decido di migliorarmi! Faccio subito qualcosa per me e per loro“.

La terza fase: professionalità agita

Se sei arrivata/o a questo stadio voglio ringraziarti, a nome di tutti quei bambini per i quali hai fatto la differenza, soprattutto a nome di quelli che probabilmente avevano più difficoltà e solamente grazie al tuo metterti in gioco sono riusciti a farcela.

Grazie perché hai capito che per una società migliore c’è bisogno di insegnanti migliori, soprattutto in un contesto come il nostro in cui troppi genitori hanno smesso di essere delle guide per i loro figli, diventando semplici accompagnatori.

Grazie anche se sbagli e se non sempre prepari delle lezioni con i fiocchi, siamo umani e accettiamo la nostra imperfezione.

Grazie per tutte le volte che hai deciso di non sparlare e per le altre in cui hai aiutato colleghe e colleghi ad affrontare situazioni scolastiche problematiche. Insieme è tutto più semplice.

A te non voglio dire altro se non “grazie” e “forza e coraggio! Abbiamo molto da fare!”, basta guardare qui sotto per ricordarci quali e quante siano le strategie didattiche da conoscere e da sperimentare giorno per giorno.

Le strategie didattiche che possiamo utilizzare a scuola

– Lezione frontale (espositiva classica)
– Lezione frontale (interattiva)
– Apprendistato cognitivo / Modellamento / Pratica guidata
– Debate
– Tutoring
– Problem solving
– Problem based learning
– Cooperative learning
– Collaborative learning
– Brainstorming
– Coding / Pensiero computazionale / programmazione
– Flipped Classroom
– Caso
– Autobiografia
– Autocaso
– Apprendimento intervallato (spade learning)
– TEAL
– Circolo di studio
– Simulazione
– Lavoro di progetto / Project Work
– Didattica per scenari (Learning story)
– Outdoor learning
– Total Physical Response
– Assegnazione di compiti
– Fase di libera esplorazione
– Scoperta guidata
– Learning by doing
– Role play
– IBSE
– Esercitazione
– Cinema
– Teatro (osservato e agito)
– Gruppo fiaba
– Mentoring
– Flipped Classroom

Se volete suggerire altre strategie didattiche non presenti nell’elenco potete farlo utilizzando il form dei commenti. Grazie a tutti voi.

Ricapitolando

Credenze da fissare (cura dei pensieri)
– E’ bene migliorarmi per il mio bene e per il bene delle persone da educare.
– Per migliorarmi è necessario aumentare il mio livello di professionalità.
– Per aumentare la professionalità posso leggere libri e frequentare corsi.
– Per migliorarmi è necessario aumentare le competenze comunicative per riuscire a creare rapporti positivi con le persone da educare.

Lessico (cura delle parole)
Al posto di problema utilizzo “situazioni da risolvere”

Esperienze (cura delle azioni)
Mi iscrivo ad un corso di formazione che mi piace o ad un corso di laurea.
Creo rapporto con gli studenti.
Acquisto libri per migliorare le mie competenze.

Osservazioni (cura delle osservazioni)
Mi osservo all’interno, che livello di professionalità ho? Come posso migliorarla?
Osservo gli studenti, quali sono i loro reali bisogni? Come si sentono oggi? Perché? Li capisco?

Buon cammino.

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